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Concorso di Poesia Ischia l’Isola Verde
IX Edizione

Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio 2012
Clicca qui per il bando completo del concorso
Risultati

Risultati IX Concorso Nazionale di poesia “Ischia l’isola verde”


  • I Classificata Assoluta – II Classificata tema L’Uomo individuo e società – 1° Posto Contenuti – I Classificata Giovanissimi: Uomo di Marea Mammano – Messina
  • II Classificata Assoluta – I Classificata tema L’Uomo individuo e società – 1° Posto Aspetti formali: Tutti insieme, tutti soli di Elena Ruvidi – Pozzuoli Napoli
  • III Classificata Assoluta: Mani di Anita Peloso – Vallarsa Arcè di Pescantina – Verona
  • III Classificata tema L’Uomo individuo e società: ‘Nu figlio ‘e Napule di Carmine Cesarano detto Nino – Nola Napoli
  • I Classificata Dialetto: Nun te voglio lassà di Sabina Nuzzo – Torino
  • I Classificata Giovani: La povertà dell’uomo di Valentina Schiano – Ciglio Serrara Fontana Ischia (Napoli)
  • Premio speciale Giuria popolare: Per Damiano Piccola donna Rossella Polito – Panza Forio Napoli
  • Menzione speciale della Giuria: L’individuo e la società di Leonardo Castaldi – Panza Forio
  • Menzione speciale della Giuria: Diverso di Cesarano Carmine detto Nino – Nola – NA
Opere vincitrici

IX Concorso Nazionale di poesia “Ischia l’isola verde”



I Classificata Assoluta – II Classificata tema L’Uomo individuo e società – 1° Posto Contenuti – I Classificata Giovanissimi


Uomo

Intraprenderai un viaggio…
E passo dopo passo seguirai il sentiero
che ti porterà verso la perfezione…
Primo passo…
Capirai che si deve scegliere,
scegliere da che parte stare,
cosa è giusto e cosa no
scegliere chi essere…
Lasciati guidare dal vento…
ha visitato l’ intera terra…
conosce ogni singolo granello di sabbia…
Secondo passo…
capirai che non sempre
si riesce a diventare un uomo,
e ci vuole pochissimo tempo per diventare una bestia…
Basta pensare solo a sé stessi…
Pensare di essere migliori…
Di avere qualcosa in più…e si finisce per essere molto meno.
Lasciati illuminare dal sole…
non devi aver nulla da nascondere…
non cercare di stare all’ ombra,
la strada che devi fare sarà più luminosa davanti ai tuoi occhi…
Terzo passo…
scoprirai che molto spesso attorno a noi
ci sono cose meravigliose ,
capaci di sorprenderci sempre…
lasciati cullare dalle fresche onde del mare
mentre osservi un tramonto…
e gioisci nel capire che il sole
scomparendo alla tua vista…
non si ferma
ed è pronto, instancabile,
a tornare
per illuminare nuovamente i tuoi giorni…
Quarto passo…
ti accorgerai che la vita
non è mai come la vorresti…
capirai però come affrontare i momenti più bui,
come superare gli ostacoli più numerosi
e riuscirai a non farti inghiottire
dalla forza del fiume della tristezza,
e nuoterai contro corrente per realizzare i tuoi sogni.
Quinto passo…
è adesso, proprio adesso…
mentre il mondo gira come prima,
mentre le farfalle battono le loro ali come prima,
mentre le onde s’ infrangono sugli scogli come prima,
adesso che devi iniziare a correre…
Soltanto adesso capirai che tutto sta cambiando…
solo se riuscirai a mantenere la calma,
quando tutti l’ avranno persa… sarai un uomo!
Solo se continuerai a inseguire i tuoi ideali
quando gli altri ti andranno contro…sarai un uomo!
Solo se capirai che il vero ricco non è colui che ha di più
ma colui che desidera il giusto…
sarai un uomo!
Imparerai a scegliere
fra ciò che è giusto e ciò che è facile…
Ultimo passo…
Pensa a chi c’ era prima di te,
a chi ha combattuto
per essere un uomo,
per avere diritti…doveri…
Perché è adesso, adesso
che tu, vicino alla perfezione
scoprirai…
che ci vuole coraggio per intraprendere un viaggio…
ma da adesso…
sai che il destino non è qualcosa da inseguire,
ma qualcosa da creare


Marea Mammano – Messina


La poesia ad una prima lettura potrebbe ricordare “Sarai un uomo” di Rudyard Kipling, in quanto entrambe sviluppano una sorta di linea da seguire nel nostro percorso di vita, affinché essa possa realizzarsi positivamente, È bene infatti sottolineare il motivo della “résilience”, che si accampa nella lirica, e che consiste appunto nella capacità di superare in positivo le battute di arresto che la vita può presentare, senza arrendersi, anzi traendo dal negativo energie nuove e vitali. La lirica, pur trattando un tema importante e complesso, si presenta scorrevole e gradevole sia per le immagini che suggerisce sia per la struttura armonica che si snoda attraverso i versi


II Classificata Assoluta – I Classificata tema L’Uomo individuo e società – 1° Posto Aspetti formali


Tutti insieme, tutti soli

Tutti insieme, tutti soli
nel frastuono assordante
delle vie,
avvertire d’un tratto
il battito del cuore
ed il proprio respiro
quasi fossero l’unico rumore,
nel silenzio improvviso
che diventa atterrito,
insostenibile,
come di un urlo muto.
Camminiamo sfiorandoci,
senza guardarci mai.
Ognuno disperato sa di sé
ed in sé disperato si nasconde.
Ci accomuna l’orrore
della guerra e dell’odio,
ci divide l’amore inappagato.
Talvolta ricordiamo
d’esser uomini
così per caso, senza una ragione.
Allora osiamo
cercarne appena il senso
in un altro sguardo,
che sfugge, si confonde
in maligno pudore,
indifferenza,
forse solo timore.
Ma basterebbe
tendersi le mani
per avvertire sulla pelle nuda
il calore comune della vita.
Dividere il dolore
come pane, per riuscire a sorridere
domani.


Elena Ruvidi – Pozzuoli Napoli


La lirica affronta in modo garbato e colloquiale il tema antico della solitudine individuale, e lo sviluppa con un fondo di pacata malinconia che dice insieme la difficoltà della condivisione e la consapevolezza che solo nella condivisione consiste il “sorriso”, unico messaggio umano che porta alla comunicazione.


III Classificata Assoluta

Mani

Quasi quasi, il mare si vergogna di essere tanto bello
e si accuccia nella notte nera
mentre su quei barconi come pesci nelle reti
stretti stretti, stanno in tanti, a noi sconosciuti.
Non hanno valigie, nemmeno di cartone:
hanno solo la valigia del cuore.
Hanno mani forti ed animo immenso
gli occhi come un’isola
e nella bocca parole di disperazione.
Hanno mani tenere
Pensando alle loro creature.
Hanno mani vuote che sognano tesori
da offrire con le carezze mai dimenticate
alle loro donne, ai loro amori.
Hanno piedi per camminare
cercando una valigia da riempire
di sogni e di onore, per poi poter volare.
Non hanno armi nelle mani.
Troveranno un giorno, pagine aperte nel cielo
Su cui scrivere: “Finalmente sono tornato uomo
ed al mio bambino porterò un bel pallone!
Nuovo.
Con le mie mani.”


Anita Peloso – Vallarsa Arcè di Pescantina Verona


La poesia affronta in modo suggestivo il tema doloroso delle migrazioni analizzando con coscienza e solidarietà il dramma di popolazioni sfortunate che affrontano “come pesci nelle reti” un mare che “si vergogna di essere tanto bello”. Nella loro fuga da una terra difficile sperano in una terra nuova, migliore, ospitale: la terra del loro domani.


III Classificata tema L’Uomo individuo e società

‘Nu figlio ‘e Napule

Nun me dicite cchiù ca tengo ‘a pelle nera
so’ nato comme a vvuje dint’’a ‘stu vicariello.
Io pure pe’ disgrazia e pe’ ‘na sciorta ‘nfama
nun saccio chi m’è pate e chi m’’a date ‘a vita.

So’ stato abbandunato appena a quatte mise
e ‘a tanno so’ sbattuto comme a ‘na pezza ‘nfosa.
Nun saccio che sapore tène ‘na marmellata
‘na fella ‘e carne arrusto ‘na puglia ‘e ciucculata.

Io mangio pane tuosto ca me dà ‘Mmaculata,
chella c’’a piccerillo me tène dint’’a casa.
Canosco sulo ‘a scola ca fanno ‘nmiez’’a via
addò se ‘mpare ll’arte ‘e te sapè arrangià.

Io pure so’ scugnizzo, uguale comme a vvuje
so’ figlio ‘e chesta terra, so’ figlio ‘e ‘nu nisciuno
e campo sott’’a luna, comme a tutt’’e guagliune
ca stanno spase a ‘o munno pe’ chesti ‘nfamità.

Perciò ve dico a vvuje scugnizzi ‘e miez’’a via
nun me mettite ‘ncroce nun me chiammate “’o niro”.
Faciteme sentì ‘nu figlio ‘e Napule
e dateme l’ammore ‘e chesta terra amata!


Un figlio di Napoli

Non ditemi più che ho la pelle nera
sono nato come voi in questo stesso vicolo.
Io pure per disgrazia e per una malasorte
non so chi sia mio padre e chi mi ha partorito.

Sono stato abbandonato a soli quattro mesi
e da allora non ho pace son trattato come straccio.
Non conosco il sapore della marmellata, non ho mai mangiato carne né gustato la cioccolata,

Mi nutro di pane duro che mi dà Immacolata, la donna che da piccolo mi tiene in casa.
Conosco la scuola della strada
dove ognuno impara l’arte di arrangiarsi.

Io pure sono scugnizzo, uguale come voi
cono figlio di questa terra, sono figlio di nessuno
e vivo sotto la luna come tanti ragazzi
che sono abbandonati per il mondo
per queste infamie.

Per questo dico a voi, ragazzi della strada
non mettetemi in croce, non chiamatemi il “negro”
Fatemi sentire un figlio di Napoli
e datemi l’amore di questa terra amata.


Carmine Cesarano detto Nino – Nola Napoli


Singolare la lirica che attraverso lo snodarsi delle 5 strofe delinea il dramma di una intera esistenza, l’esistenza di un emargnato, la cui unica colpa è quella di avere la pelle nera, e il cui unico desiderio è quello di far parte del contesto di Napoli: egli lo grida, questo suo desiderio, con forza, determinazione e passione perché egli si sente nel profondo “figlio ‘e chesta terra”


I Classificata Dialetto

Nun te voglio lassà

Nà lacrema me scenne ncoppa à faccia
cà nun è chiù chella cà te piaceva
tiemp e fatica nciànno lassate é tracce
à chesta vita mia, cà già se perdeva
Se ferma ncoppa à vocca chesta lacrema
sta vocca ca nun sape chiù parlà
nun sape chiù comme se dice “ammore”
cà nient cerca e nient pò chiù dà
E chiure l’uocchie e torno cò penziero
a quanno te pigliaie sotto ò braccio
e te dicette cà te vulevo bbene
e tu tremman, astritto, me abbracciaste.

E torno cò penziero a quanno passìanno
cà mano rint a mano, accant ò mare
Io te guardavo comme à nà madonna
comme à nu quadro cà se po’ sulo ammirà.

E scenne, sta lacrema, comme à nà carezza
ncopp e ricord è chesta vita mia
e mò ca io nun so chillo cà ero nà vota
me piglia arraggia e tanta malincunia
Guaglione è ò core dinto a chistu pietto
allucca l’anema à chi nun vò sentì
ma stiso stong into à chistu lietto
pe nà malatia cà me vò fà murì
Guaglione è ò core ca te vò ancora bbene
cà t’astrignesse forte comme à na catena
cà ancora te guarda comme à na madonna
cà nun sè rassegna e nun te vò lassà
tu me faie nu miez surris e po’ m’accarizz
m’asciutte è lacreme cà nun se vonno fermà
e po’ capenne chelle cà me turmenta
m’ astrigne forte a mano
e po’ è l’eternità.


Sabina Nuzzo – Torino


Nella lirica si concentrano tutti i più sani e forti sentimenti che caratterizzano l’animo del poeta: l’Amore, la memoria di questo Amore vissuto che vive ancora nel presente in altra forma, la nostalgia per il passato e la rabbia per la vita che sfugge, la malinconia che accompagna la conclusione di un percorso di vita insieme, la affettuosa consapevolezza diamare ancora, con lo stesso cuore giovane di una volta.


I Classificata Giovani

La povertà dell’uomo

Ho colto un fiore nei campi di Auschwitz,
Era una margherita bianca,
quando l’ho vista non ho potuto fare a meno di piangere,
mi ha ricordato che
in quei campi
avevano camminato tanti uomini ignari
del proprio destino,
ho avuto la sensazione
di udire il pianto di quei neonati
strappati con forza dalle braccia delle madri
per entrare in una stanza da cui non sarebbero più usciti,
per un istante ho visto il volto
di tutti quegli uomini e quelle donne anziane che
prive di forza fisica
annullati nella loro saggezza
sono stati eliminati in un attimo
con un colpo di fucile.
Le mie mani tremavano forte
come non mi era mai successo,
le mie dita sembravano contenere
quelle pagine di tanti poeti
che avevano condannato le discriminazioni razziali,
le differenze tra i popoli.
Ho pensato a tutte
quelle persone diversamente abili
scomparse in un momento
che erano in grado di sorridere
di fronte ai cuori più duri
e alle situazioni più avverse della vita.
Calata la sera
ho guardato le stelle
e incapace di contarle tutte
mi sono resa conto che
in poco tempo
in quei campi erano scomparsi milioni di vite, i cui sogni non saranno mai realizzati.


Valentina Schiano – Ciglio Serrara Fontana Ischia (Napoli)


Forte nel sentire, nobile nel messaggio, coerente nell’esposizione, la lirica denota la maturità di pensiero e di animo dell’autrice. La tristezza del contenuto consente di meditare sulla nobiltà d’animo che lo ha determinato, apprezzandone le sfumature linguistiche e sentimentali.


Premio speciale Giuria popolare

Per Damiano

Per Damiano, il mio compagno di classe che ci ha lasciato la vigilia di Natale 2009 per andare a disputare una partita di calcio con gli angeli.

Ti ho cercato in una fredda sera
d’inverno
ma non ti ho trovato.
Ti ho cercato nell’arcobaleno
dopo la tempesta
ma non ti ho trovato.
Ti ho cercato in una calda giornata
di primavera
tra boccioli di rose e margherite assolate
ma non ti ho trovato.
Sono venuta a cercarti
nella tua nuova casa, pensavo
che lì tutto fosse silenzio
ma, il silenzio parlava.
Eri impegnato in una partita con gli angeli,
impegnatissimo per potermi notare.
Ora so ora dove ti devo cercare, ti cerco
tra i banchi di scuola e qui
ogni giorno ti trovo.
Tu, invisibile,
ma presente nella tua assenza.
E il silenzio continua a parlare…

Rossella Polito – Panza Forio Napoli


Piccola donna

Per tutte quelle persone che si sentono piccole ed insignificanti e credono di non poter cambiare le cose.

Appoggiata alla parete mi
guardo allo specchio
e mi vedo: piccola donna.
Chi sei? Mi chiedo.
Io sono quello che tu
vuoi essere: una goccia
nell’oceano o
l’immenso oceano.
Una stella del cielo
o tutte le stelle
del cielo.
Un puntino nell’universo
o l’intero universo.
Un fiore nel prato
o tutti i fiori del prato.
Decidi tu piccola donna
chi vuoi essere.
Ascolto, indago, rifletto.
Chi sono?
Io sono l’oceano.
Io sono tutte le stelle.
Io sono l’intero universo.
Io sono tutti i fiori del prato.
Io sono, perché sono viva,
e voglio essere la protagonista
della mia vita.


Rossella Polito – Panza Forio Napoli


Colpiscono nelle due liriche della giovane poetessa la serietà degli intenti, la sensibilità dell’animo, la dolcezza delle immagini, la valenza appropriata delle metafore e la certezza dell’esistenza come ricchezza da valorizzare e rispettare. Singolare a tal proposito il “PANISMO” (o fusione con la natura) dell’ultima strofa di “piccola donna”, conferma dell’amore per la vita di questa “piccola donna”


Menzione speciale della Giuria

L’individuo e la società

No, no, così non va questa nostra società
che ci ha tolto la famiglia e la libertà.
Non abbiamo il tempo neanche di respirare
perché per tirare avanti dobbiamo sempre lavorare.
Lavorare per alimentare l’automobile e il motorino,
tenere il passo con la moda, le veline e l’ultimo telefonino.
Vale dunque la pena di impegnarsi tanto a lavorare
se poi è questa la vita che ci tocca fare?
Dov’è la tranquillità, la gioia e la fedeltà
con tutti i mezzi che ci fornisce la modernità?
Purtroppo l’individuo viene coinvolto dalla società
e trascinato a comportarsi in conformità.
Non ti puoi comportare diversamente
per non essere messo da parte dalla gente.
Siamo tutti lanciati a consumare ed inquinare
e nello stesso tempo criticare e lamentare.
E’ già qualcosa se ci rendiamo conto
che la natura ci sta preparando il conto
per i guai che l’uomo ha già causato
alle bellezze naturali del creato.


Leonardo Castaldi – Panza Forio


La poesia tratta un tema di grande modernità, quello del conformismo e dell’annullamento dei singoli idividui, confusi ed assorbiti dalle mode e dagli sterotipi imposti nella società.
I versi conclusivi vogliono essere un richiamo ai pericoli che si prospettano quando non si sa apprezzare il dono della natura.


Menzione speciale della Giuria

Diverso

Me chiammano diverso
pecchè ‘a piccerillo
invece d’’o trenino
vulevo ‘a bambulella
pe’ farle ‘e ricciulille!!
E po’ cchiù grussiciello
‘nvece d’’e scugnizzielle;
io me ne ‘jeve ‘a scola
‘nzieme cu’ ‘e cumpagnella
comme a ‘na lazzarella!
Tenevo tridece anne
quanno p’’a primma vota
sentiette ‘nu vampore,
‘nu triemmolo ‘int’‘o core,
p’’o figlio d’’o duttore!
‘A notte nun durmevo
penzavo ‘ncapo a mme!
‘Stu fatto pare strano!
Che faccio, a chi ‘nce ‘o ddico!
E si è ‘na malatia!
Quanno ‘ncuntravo a Oreste
pe’ mme era ‘na festa!
Suffrevo e nun parlavo,
‘a freva aumentava,
e ‘o core se dannava!
Trentanne, cinquantanne!
E comme passa ‘o tiempo! Je nun me so’ spusato, e ancora nun ‘o ssaccio
pecchè songo diverso!


Cesarano Carmine detto Nino – Nola – NA


La poesia si incentra sul tema della diversità, ma lo fa con leggerezza e garbo attraverso l’uso di un vernacolo sciolto e fortemente espressivo, capace di rendere con immediatezza e naturalezza il dramma di chi non sente la sua diversità come una colpa in quanto creatura capace di amare e di provare sentimenti. Colpisce la dignità con cui il poeta esprime il suo malessere permeato di malinconia.


Risultati di tutte le edizioni del concorso:
Concorso di Poesia "Ischia l'isola verde" XX Edizione
Concorso di Poesia "Ischia l'isola verde" XVIII Edizione
Concorso di Poesia "Ischia l'isola verde" XVII Edizione
Concorso di Poesia "Ischia l'isola verde" XVI Edizione
Concorso di Poesia "Ischia l'isola verde" XV Edizione
Concorso di Poesia "Ischia l'isola verde" XIV Edizione
Concorso di Poesia "Ischia l'isola verde" XIII Edizione
Concorso di Poesia "Ischia l'isola verde" XXII Edizione
Concorso di Poesia "Ischia l'isola verde" XI Edizione
Concorso di Poesia "Ischia l'isola verde" X Edizione
Concorso di Poesia Ischia l’Isola Verde IX Edizione
Concorso di Poesia Ischia l’Isola Verde VIII Edizione
 
 
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